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Giuliano Cremonesi

CremonesiGiuliano Cremonesi (1939-1992), studioso di fama internazionale, è tra i maggiori esponenti della ricerca preistorica nel Salento.

Laureatosi a Pisa a 22 anni, si diplomò al corso di Perfezionamento di Lettere e Filosofia della Scuola Normale nel 1965 e a 29 anni conseguì la Libera Docenza, insegnando dal 1967 sia Storia dei Climi del Pleistocene e dell'Olocene, presso l'Università di Pisa, sia Paletnologia presso l'Università di Lecce, dove rimase fino al 1981. Tornato a Pisa, tenne la cattedra di Paletnologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, ricoprendo incarichi accademici  nella stessa Facoltà, come la presidenza del Corso di Laurea in Storia (1981-1983) e la Direzione dell'Istituto di Archeologia (1984); in seguito fu Direttore del Dipartimento di Scienze Archeologiche (1985-1987) e Vicepresidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (1991).

La sua ricerca spaziò dal Paleolitico inferiore e medio al Mesolitico, dal Neolitico all'età del Bronzo. Scavò in Trentino e in Toscana, nella Piana del Fucino in Abruzzo, nelle grotte di Latronico e a Trasano in Basilicata; ma la terra maggiormente indagata, e forse più amata, fu il Salento.

La sua presenza nel Salento, che continuerà anche dopo il 1981, interrompendosi precocemente e improvvisamente solo con la sua morte, ha significato la ripresa dell'indagine sistematica su tutto il territorio e su tutto l'arco cronologico interessato dalla preistoria; nell'applicazione rigorosa del metodo di scavo introdotto da Gian Alberto Blanc, Cremonesi rivendicò sempre il legame indissolubile tra la ricerca paletnologica e le scienze naturali.

Maestro spontaneo e naturale, spoglio di ogni sovrastruttura accademica e pedante, portò alla laurea in preistoria i primi giovani salentini, come Elettra Ingravallo, che oggi tiene la cattedra di Paletnologia all'Università di Lecce, Salvatore Bianco, attuale direttore del Museo Nazionale di Policoro e Medica Assunta Orlando, direttore del Museo di Maglie, indirizzandoli alla cura documentaria delle indagini archeologiche e alla minuziosa descrizione di ogni dettaglio e di ogni evidenza archeologica.

Nel laboratorio paletnologico dell'Università di Lecce, tirato su con le sue mani, costruendo tavoli e scaffalature insieme ai suoi studenti, confluirono via via i documenti provenienti dalle sue continue campagne di scavo e dalle estenuanti ricognizioni: da Sant'Ermete di Matino a Grotta Montani, a Cattìe, dalla stazione mesolitica di San Foca e di Grotta Marisa ai villaggi dell'età del Bronzo di Santa Maria di Leuca, Otranto, Cavallino, Muro Maurizio, Le Pazze di Ugento, dalla grotta sepolcrale di Cappuccini di Galatone all'abitato neolitico di Oria, al deposito di Samari, Grotta della Trinità, Riparo di Supersano, ecc.

Nel 1981 portò nel Salento l'equipe di Jean Guillaine, nell'ambito di un ambizioso programma di ricerca che univa il Centre d'Antropologie de Toulouse e il Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa in una comune indagine sui momenti iniziali della neolitizzazione dei territori meridionali italo-francesi, indagando fino al 1984 il sito di Torre Sabea di Gallipoli, oggi fondamentale lavoro per gli studi sul primo neolitico del Mediterraneo centrale.

Il suo intervento nel Museo di Maglie coincide con la sua prima venuta nel Salento, tra il 1964 e 1965, durante gli scavi in Grotta delle Veneri di Parabita; qui egli strinse rapporti amicali non solo con Decio de Lorentiis, ma anche con i giovani che negli anni '70 frequentavano il Museo, tra i quali Antonio Piccinno, che entrò a far parte del Laboratorio di Paletnologia dell'Università di Lecce, in qualità di tecnico restauratore. Sistemò e inserì nei suoi studi i materiali esposti provenienti dalla Grotta Zinzulusa, a partire dai quali individuerà un nuovo orizzonte archeologico, di passaggio tra il Neolitico e l'Eneolitico, a cui darà, appunto il nome di  Facies Zinzulusa, i materiali Santa Maria della Grotta di Presicce, dalle Grotte Sacara e Marisa dei laghi Alimini, di Grotta dei Diavoli di Santa Maria di Leuca.

Seguì in prima persona le vicende che seguirono la scoperta di Grotta dei  Cervi di Badisco, dove  tra il 1981 e il 1983 condusse due campagne di scavo per conto dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Nello stesso periodo realizzava lo scavo di contrada Cattìe di Maglie e fu nella redazione scientifica de I Quaderni del Museo, caldeggiando in ogni occasione la necessità della presenza nella struttura di giovani professionalità adeguatamente formate, per un'evoluzione e una sempre maggiore caratterizzazione scientifica che non perdesse di vista il ruolo delle scienze della terra nelle acquisizioni umane di epoca preistorica.

L'ultima volta che scese nel Salento fu nel luglio del 1991, ormai gravemente malato, per vedere la riapertura dello scavo di Sant'Anna di Oria, avviato da lui nel 1986. Morì un anno dopo, all'alba del 28 agosto 1992.


Foto tratta da La Passione dell'origine. Giuliano Cremonesi e la ricerca preistorica nel Salento, Lecce, 1997.

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