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Gian Alberto e Alberto Carlo Blanc

Carlo e Alberto Blanc


Gian Alberto Blanc (1879-1965) e suo figlio Alberto Carlo (1906-1960), figure fondamentali della preistoria nazionale, ebbero un ruolo primario nella diffusione delle discipline preistoriche nel Salento e grande carisma su un piccolo ma tenace gruppo di giovani appassionati, destinati a realizzare in questo territorio un Museo disciplinare che ancor oggi non trova uguali nel meridione italiano.

Nel 1904, lo stesso anno in cui Paolo Emilio Stasi ed Ettore Regalia pubblicavano la nota introduttiva su Grotta Romanelli, il barone Gian Alberto si laureava in Fisica, presso l'Università di Roma, conducendo brillanti studi sulla radioattività che, nel 1907, gli permisero di determinare per primo la costante di disintegrazione del Torio.

Ciò gli valse l'attenzione da parte di Marie Curie che lo volle con sè presso il suo Gabinetto parigino, dove rimase per due anni continuando le indagini sul dimezzamento Radio-Torio.

Al suo rientro in Italia, pioniere degli studi sedimentontoligici, paleopedologici e paleoecologici dei depositi quaternari in grotta, fondò nel 1912 con Aldobrandino Mochi il Comitato per le Ricerche di Paleontologia Umana in Italia (trasformato poi nel 1927 in Istituto Italiano di Paleontologia Umana), nella cui prima assemblea ordinaria fu deliberata la decisione di compiere ufficiali indagini in Grotta Romanelli, dando avvio nel 1914 alla straordinaria avventura di scavo di questa fondamentale cavità preistorica.

Completamente opposta alla scuola romana del Pigorini, che con la negazione dell'esistenza del Paleolitico superiore in Italia ne teorizzava il successivo popolamento con migrazioni di gruppi del nord, a giustificazione della piemontesizzazione dello Stato Unitario, la scuola fiorentina e pisana (l'IsIPU fino al 1934 aveva, infatti, sezioni in diverse città) rappresentata dal Blanc, Mantegazza, Regalia, Mochi e successivamente da Graziosi, Radmilli, Blanc figlio, Cremonesi, ribadiva le istanze positivistiche della ricerca naturalistica quale indispensabile strumento nell'interpretazione e teorizzazione delle vicende umane di epoca preistorica.

L'intervento di Blanc in Grotta Romanelli, quindi, faceva parte di un dibattito a livello nazionale, in cui i risultati delle indagini portarono al chiarimento dell'equivoco pigoriniano, riconoscendo a questa Grotta il fondamentale ruolo nella ricostruzione storica delle fasi finali del Paleolitico Superiore in Italia, ma soprattutto ribadendo la necessità di metodologie di scavo innovative per l'epoca, basate appunto sulla capillare raccolta e analisi di tutti i dati naturalistici presenti nel deposito.

Dopo le due strepitose pubblicazioni del Blanc del 1920 e del 1938, la fama della grotta era tale che nel 1939 il Ministero della Cultura Popolare la elesse a simbolo della Cultura italiana nel mondo e, su suggerimento del barone Blanc, inviò lo scultore piemontese Paolo Conte a realizzare i calchi dei graffiti individuati sulle sue pareti, per esporli a Torino in una grande mostra, mai realizzata a causa della guerra.

Grotta Romanelli rappresentò, per tutto il primo cinquantennio del Novecento, non solo lo scavo esemplare di un grande maestro, ma anche il prestigioso banco di prova di alcuni giovani studenti destinati poi a restare legati al Salento. Alle numerose campagne di scavo dei Blanc, che giunsero fino al 1958, a parte due interruzioni per le note cause belliche, parteciparono via via studiosi come l'Abate Breuil, Luigi Cardini, Paolo Graziosi, Hermann Obermeier, Piero Cassoli, Segre, accanto ai quali spiccava un piccolo gruppo di locali tra cui Decio de Lorentiis, Antonio Lazzari, Carlo Cosma e Vittorio Sticchi. A questo gruppo di giovani aderì anche Blanc figlio in un sodalizio fraterno che durerà per sempre.

Fu, infatti, Alberto Carlo, più che il padre a caldeggiare la nascita del Gruppo Speleologico Salentino e subito dopo a diffondere nel mondo scientifico nazionale e internazionale l'idea della necessità di un Museo preistorico nel Salento. Di esso vide tutti i preparativi ma non la nascita, morì pochi mesi prima, nel 1960. Alcuni anni dopo scompariva anche Gian Alberto Blanc, all'età di 88 anni, lasciando il giovane Museo privo della sua più prestigiosa e rigorosa guida scientifica, ma ricco di una eredità culturale di cui seppe fare tesoro Decio de Lorentiis negli anni a venire.

Legate principalmente a Grotta Romanelli, il Salento deve, infatti, a queste due straordinarie figure l'avvio delle ricerche preistoriche in molti siti del territorio. Nell'arco del quarantennio d'indagine in questa fondamentale cavità essi esplorarono gran parte del Salento, segnalando numerosi siti d'interesse preistorico e realizzando i primi saggi stratigrafici in grotta delle Striare, in Grotta Zinzulusa, nelle ventarole di Maglie e Melpignano, a Nardò, a Ugento, Roca Vecchia, Santa Cesarea Terme, nelle grotte della baia di Uluzzo e del Capo di Leuca, a Presicce e ai Laghi Alimini; su tale intensa attività resta memoria nelle pagine della rivista Quaternaria fondata da Alberto Carlo nel 1954 e nelle esposizioni del Museo di Maglie.

Foto tratte da: Quaternaria, vol. IX, p. 429, 1967; sito internet dell'ISIPU http://www.isipu.org/index.html


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