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Decio de Lorentiis

Decio de LorentiisDecio de Lorentiis è il maggiore esponente del Museo Civico di Maglie, di cui fu primo Direttore, dal 1970 al 1994,  anno della sua morte.

Figlio di Pasquale de Lorentiis, amico fraterno e leale di Paolo Emilio Stasi, egli approdò all'esperienza museale passando attraverso un'infanzia e una giovinezza vissuta, al fianco del padre e dell'anziano scopritore di Grotta Romanelli, nell'orbita degli scavi Blanc, respirandone l'atmosfera di grandi entusiasmi e di fervida ricerca, crescendo all'ombra di uno tra i più illustri maestri della preistoria italiana, qual'era il barone Gian Alberto Blanc, e prendendo parte alle diverse esplorazioni dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana anche in altri siti del territorio salentino, come Grotta Titti e Grotta del Bambino a Santa Maria di Leuca.

Nel corso di questa giovanile formazione esperienziale in campo preistorico, conobbe e strinse solidale amicizia con Paolo Graziosi, il più grande studioso italiano di arte preistorica, allora giovane laureato, e successivamente con Luigi Cardini, Antonio Mario Radmilli, Ciro Drago, Amilcare Bietti, Arturo Palma Di Cesnola, Alda Vigliardi, Felice Gino Lo Porto, Giuliano Cremonesi, studiosi a cui la preistoria italiana deve molto.

Nel 1955 fondò, insieme ad altri appassionati salentini, il Gruppo Speleologico Salentino, in seno al quale continuò e incoraggiò le esplorazioni sul territorio, in qualità di Direttore scientifico.

Nel 1958 segnalò e indagò le prime ventarole pleistoceniche in contrada San Sidero a Maglie, dando avvio ad una ricerca paleontologica che focalizzerà, fino alla metà degli anni ottanta, diverse analoghe diaclasi in territorio di Cursi, Corigliano e Melpignano, attirando l'attenzione del mondo scientifico su questi singolari depositi salentini a fauna pleistocenica. Più volte l'Istituto di Paleontologia Umana e, successivamente, l'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria lo invitarono a tenere relazione ufficiale su quanto andava rinvenendo nelle ventarole.

Nel 1960 fondò, sempre nell'ambito del Gruppo Speleologico, il Museo Paleontologico di Maglie, la cui direzione onoraria venne affidata nei momenti iniziali anche ad Antonio Mario Radmilli, allora docente di Paletnologia presso l'Università degli Studi di Lecce. Nel 1970, l'Amministrazione comunale di Maglie, con carica onorifica, gli affidò ufficialmente la Direzione del Museo, divenuto nel frattempo comunale e inaugurato nel 1965 nella sede di via Umberto I, alla presenza di Aldo Moro.

Nel corso degli anni 70 si battè a lungo e invano affinchè i reperti di Grotta dei Cervi di Porto Badisco, scoperta da cinque coponenti del Gruppo Speleologico Salentino, trovassero collocazione nel Museo di Maglie piuttosto che nei magazzini della Soprintendenza Archeologica, dove ancor oggi giace la maggior parte, esclusa dalla fruizione pubblica.

Nel 1978 istituì, presso il Museo e per volontà della Famiglia dello scomparso presidente del Gruppo Speleologico, il Premio Mario Moscardino, rivolgendolo alle Scuole superiori di Maglie, e partecipò, come componente scientifico, ad altro Premio Mario Moscardino, gestito dall'Università di Lecce e volto a premiare annualmente tesi di Laurea in preistoria salentina.

Nel corso della sua lunga direzione ha attirato al Museo studiosi e ricercatori in diverse discipline preistoriche, offrendo loro collaborazione e appoggio logistico nelle ricerche sul territorio; ma coinvolse anche giovani salentini, appassionati di cose preistoriche, in cui egli instillava, insieme agli entusiami, il rigore deontologico e l'onestà della ricerca, incitandoli e invogliandoli a perseguire le più corrette strade di formazione. Nel frattempo, arricchiva, anche con proprie donazioni, le collezioni del Museo, in particolare in ambito geologico e paleontologico, alimentando il sogno di trasformare il Museo Paleontologico di Maglie in Museo dell'Uomo e della Terra.

Nel 1983, su sua proposta, nascevano I Quaderni, pubblicazioni scientifiche del Museo, chiamando a far parte della redazione scientifica Giuliano Cremonesi, uno tra i più eminenti esperti di ricerca preistorica nel Salento, da poco rientrato a Pisa, dopo una lunga esperienza di docenza presso l'Università di Lecce, a cui nel 1980 Decio si era rivolto per lo scavo del più importante deposito preistorico presente nel territorio magliese, il sito musteriano di contrada Cattìe.

Negli ultimi anni della sua intensa vita si concentrò al progetto di una nuova sede museale, di cui riuscì a vedere solo la struttura nel 1993, a seguito dell'acquisto di Palazzo Sticchi in via Vittorio Emanuele, da parte dell'Amministrazione comunale. Si spense l'anno successivo all'età di 84 anni.

Oggi, oltre al Museo a Lui dedicato, un prestigioso Premio, finalizzato alla diffusione della ricerca in campo preistorico, ne ricorda la carismatica figura e il fondamentale ruolo che Egli svolse.

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