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III sezione: Neolitico ed Età dei Metalli

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Sezione 3: Neolitico ed Età dei Metalli
Sala VI - Neolitico ed Età dei Metalli

Con la sezione Neolitico ed Età dei Metalli si completano le narrazioni preistoriche del Salento.

Il Neolitico rappresenta una fondamentale e irreversibile fase nell'evoluzione delle società dell'uomo. Da un'economia basata sulle attività venatorie egli passa, infatti, ad un'economia agricola che lo porterà velocemente verso società sedentarie sempre più complesse e stratificate, il cui avvio scaturisce proprio dalla comparsa dei primi, piccoli insediamenti stabili: i villaggi, presso cui l'uomo pratica per la prima volta la domesticazione di piante e di animali, la lavorazione della ceramica, la tessitura, a cui con il tempo si aggiungeranno nuove e più progredite attività di tipo artigianale.

Il Salento svolse un ruolo primario nella diffusione in Italia peninsulare della nuova cultura neolitica proveniente dal Mediterraneo orientale (la cosiddetta neolitizzazione), documentando una vivacità insediativa già nelle fasi iniziali del Neolitico (fine VII- inizi VI millennio a.C.) con alcuni tra più antichi villaggi neolitici dell'Europa occidentale, situati presso la costa, di cui restano evidenti tracce presso Torre Sabea di Gallipoli. Dalla costa il popolamento neolitico coinvolse rapidamente i territori più interni con insediamenti sempre più estesi su tavolati fertili, spesso caratterizzati dalla presenza di piccoli corsi d'acqua, e con la ripresa della frequentazione delle grotte, non più per scopi abitativi, bensì cultuali.

I vasi di Grotta Zinzulusa e i segni dipinti in Grotta dei Cervi ci introducono, infatti, nella sfera religiosa che diventa sempre più articolata e complessa, con riti dedicati al mondo ctonio e alle divinità delle acque, alla sacralità dei legami tribali e al culto dei morti, fino ai riti iniziatici dei bambini, di cui restano centinaia di impronte in Grotta dei Cervi.

Importanti documenti, in prevalenza ceramica, provenienti dai villaggi dell'Età del Bronzo illustrano la grande vivacità del territorio salentino nel successivo periodo ormai alle soglie della storia, caratterizzato da nuove strategie territoriali e nuovi assetti socio-politici, spesso causa di oscure tensioni, di cui restano drammatiche prove in diversi siti, ma anche da nuovi e fondamentali impulsi socio-culturali, come il lungo rapporto amicale con i naviganti micenei, tra il XVI e l'XI sec. a.C., e con le coste albanesi ed epirote. L'illustrazione dei dolmen e menhir disseminati nel territorio salentino, misteriosi monumenti megalitici, realizzati dalle popolazioni indigene, verosimilmente, in questo ultimo periodo, completano le narrazioni della preistoria salentina, preannunciando nuove storie del Salento legate al mondo iapigio e successivamente a quello messapico.


Bibliografia:

G. Cremonesi, Nuovi dati sul più antico Neolitico della Penisola Salentina, in AttiDaunia, VI, pp. 75-83, 1987.

J. Guillaine, G. Cremonesi (a cura di), Torre Sabea. Un établissement du Néolithique ancien en Salento, Coll. École Française Rome, 2003.

E. Ingravallo (a cura di), La passione dell'origine. Giuliano Cremonesi e la ricerca preistorica nel Salento, Lecce, 1997.

M. A. Orlando, Guida al Museo. L’Alca, Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio de Lorentiis”, ed. Amministrazione com. Maglie, 2003.

M. A. Orlando, Attestazioni di tipo miceneo nel Salento meridionale durante l'Età del Bronzo, in F. D'Andria, M. Lombardo (a cura di), I Greci in Terra d'Otranto, pp. 39-49, Galatina, 1999.

M. A. Orlando, Il Bronzo finale nel Salento. Problemi ed evidenze, in Seminario di Studi di Preistoria e Protostoria dell'Etruria, III, Manciano-Farnese, 12-14 maggio 1995, pp. 273-286.



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